La manifestazione dell'inquietante, yōkai : Lo yūrei giapponese

 

Con il termine yōkai si indicano quelle creature mitologiche giapponesi portatori di sventure, demoni, spettri malvagi, anche se vengono spesso identificati come creature propense a fare scherzi burloni più che a nuocere seriamente.

Per molti studiosi gli yōkai sono dei kami declassati quando provocano dei danni alle persone, ma se questi continuano ad arrecare danni particolarmente ingenti, vengono riabilitati a kami, con la speranza di placare l'entità, infatti i kami sono divinità adorate e onorate, questo non vuol dire che un kami deve essere necessariamente buono, così come uno yōkai non è sempre malvagio.

Queste divinità però vengono definiti come veri e propri esseri viventi, oltre il genere umano e quello animale, è come se esistesse il genere dei mostri, suddiviso in svariate specie, alcune più antropomorfe, altre più animalesche, altre semplicemente assurde.

Tra queste varie specie abbiamo gli oni (鬼) una creatura malvagia, il kitsune (狐) l'essere ingannatrice e la signora della neve,  yuki-onna (雪女)

Ma gli yōkai più conosciuti, noti e amati di tutto il Giappone, sono i kappa (河童). I kappa hanno le dimensioni di un bambino di circa 10 anni, con pelle squamosa e verde, mani e piedi palmati e sul dorso un guscio simile a quello di una tartaruga.

kappa abitano nei fiumi e nelle profondità dei laghi, ma anche in grotte umide sotterranee. La caratteristica principale di quest'essere è comunque la depressione piena d'acqua in cima alla testa. Questa cavità è circondata da ispidi e corti capelli, che hanno dato nome al taglio di capelli okappa atama. Questo yōkai gode di una forza eccezionale, tanto da poter annegare un uomo o un cavallo; se invece, per qualche ragione, l'acqua viene versata, esso rimane debole e inerme come un fanciullo.

Un altro famoso mostro giapponese è il tengu, la cui complessa e affascinante storia è intrecciata con quella del Giappone. Il nome tengu pare derivare dal cinese t'ien kou, che sta a significare "cane celeste", inizialmente tale denominazione è stata associata a una meteora dalla scia particolarmente lunga, simile appunto a una coda di cane che si è abbattuta sul territorio cinese causando numerosi e gravissimi danni. Successivamente il termine t'ien kou è stato associato a demoni con fattezze canine dotati di ali.

I primi tengu di cui si ha testimonianza sono i karasu tengu, ovvero i tengu corvo, con un possente e forte becco, artigli, ali piumate e dal corpo umano. L'aspetto dei tengu è stato utilizzato anche per le maschere dei samurai.

L'argomento è molto vasto e complesso e dopo una breve introduzione ci concentriamo sulla figura forse più inquietante e misteriosa degli yōkai: lo yūrei.


Manga - Hyakumonogatari Kaidankai - Katsushika Hokusai

La parola yūrei significa "spirito vago", ed è un essere condannato a morire e rinascere infinite volte sotto forme diverse. Il solo modo per evitare ed interrompere questo ciclo è esaurire il karma, ovvero vivere in modo tale da non creare più vite, raggiungendo cosi il Nirvana. Tuttavia questo non è possibile per alcuni spiriti, che non riuscendo a proseguire il proprio viaggio, rimangono per molto tempo sul nostro mondo. Queste anime conservano ancora forti legami con le vicende terrene, possono essere malvagie o buone, semplicemente non hanno concluso le loro faccende terrene e continuano a vagare per colmare le loro lacune. La maggior parte di questi spiriti sono figure femminili, essendo che in passato le donne giapponesi godevano di scarsi diritti e dovevano obbedire a mariti e padroni, non riuscivano a compire tutti i loro obiettivi terreni e solo sotto forma di fantasmi potevano cercare giustizia della vita passata, soprattutto per madri morte precocemente e che desideravano vendicare i proprio figli maltrattati dalle matrigne. Secondo la tradizione giapponese, tutti gli esseri umani hanno uno spirito/anima o reikon (霊魂); quando muoiono, il reikon lascia il corpo e resta in attesa del funerale e dei riti successivi, prima di potersi riunire ai propri antenati nell'aldilà. Se le cerimonie sono svolte nel modo appropriato, lo spirito del defunto diventa un protettore della famiglia a cui torna a far visita ogni anno ad agosto durante la festa Obon, nella quale i vivi porgono ai defunti i propri ringraziamenti.  Tuttavia, nel caso di morti improvvise e violente, o se i riti funebri non sono stati effettuati, o ancora se lo spirito è trattenuto al mondo dei vivi da forti emozioni, il reikon può trasformarsi in yūrei ed entrare in contatto con il mondo fisico. Non tutti gli spiriti che si trovano in queste condizioni però si trasformano in yūrei, perché agire sul mondo fisico dal mondo spirituale richiede una grande forza mentale o emotiva. Lo yūrei può infestare un oggetto, un posto o una persona, e può essere scacciato solo dopo aver celebrato i riti funebri o risolto il conflitto emotivo che lo tiene legato al mondo dei vivi, anche se sono presenti delle forme di esorcismo.

Su tutte le ukiyo-e e i libri giapponesi, ben definita è l'iconografia di questi spiriti, rappresentati come donne dai capelli lunghissimi e neri, vestite con abiti chiari, inoltre la figura è spesso accompagnata da due fiammelle. 

La prima rappresentazione grafica, diventata poi l’icona delle seguenti, è Il fantasma di Oyuki, un ukiyo-e di Maruyama Ōkyo i cui tratti caratteristici sono i seguenti:

• Veste bianca : Simile al folkloristico lenzuolo bianco del fantasma occidentale, ma molto più ampia, che ricorda il kimono funerario in uso durante il periodo Edo; il kimono può essere un katabira (una semplice veste bianca) o un kyokatabira (simile al precedente ma decorato di sutra buddhisti).

• Hitaikakushi : Un altro elemento di vestiario che li contraddistingue è un fazzoletto avvolto intorno alla testa che assume una forma triangolare (con la punta rivolta verso l'alto) sulla fronte.

• Capelli lunghi e neri : Gli yūrei hanno generalmente i capelli lunghi, neri e scompigliati. 

• Mani morte e mancanza della parte inferiore del corpo : Le mani dello yūrei penzolano senza vita dai polsi, che sono generalmente portate in avanti con il gomito all'altezza dei fianchi. La parte inferiore del corpo è del tutto assente, e lo yūrei fluttua nell'aria. 

• Hitodama : Gli yūrei sono spesso accompagnati da una coppia di fuochi fatui (detti in lingua giapponese hitodama) in sfumature tetre di blu, verde o viola; queste fiammelle sono considerate parte integrante dello spirito. 

All'inizio, la tradizione non attribuiva agli yūrei un aspetto differente da quello dei comuni esseri umani, ma nel tardo XVII secolo, durante il periodo Edo, si è  diffuso il gioco del Hyakumonogatari Kaidankai, molto popolare ancora oggi, che consiste nel raccontare a turno una storia dell'orrore (kaidan, termine non più in voga, sostituito nel giapponese moderno dall'inglese horror) e poi spegnere una luce; si credeva che quando l'ultima luce si fosse spenta uno yūrei si sarebbe manifestato. I kaidan sono oggetto di letteratura, opere teatrali e dipinti, e gli yūrei hanno assunto  degli attributi che permettono al pubblico di identificarli immediatamente tra i personaggi. 

Il più famoso fantasma del Giappone, celebrato soprattutto nei teatri e nel cinema, è Oiwa, la cui storia viene narrata nell'opera teatrale Yotsuya Kaidan. La giovane Oiwa si sposa con il ronin Iemon che successivamente decide di ucciderla, avvelenandola, per sposare un'altra donna. Il veleno non fa effetto immediato cosi il ronin si scaglia contro di lei tormentandola in modi diversi. Sfigurata e mal ridotta la giovane donna muore nell'agonia e riappare come fantasma dal volto sfigurato per tormentare Iemon e la nuova moglie fino alla loro morte. Celebre e famosissima è la raffigurazione del volto dello spirito della donna sfigurata che appare in una lanterna, realizzato dal Maestro Katsushika Hokusai.

Il fantasma di Oiwa - Katsushika Hokusai

Famosa è anche la leggenda di Okiku, una bellissima e giovane ragazza al servizio del grande samurai Aoyama Tessan. Alcuni ospiti, provenienti dall'Occidente, dall'Olanda, regalano al samurai un servizio di piatti di porcellana che la giovane Okiku deve custodire. Un giorno Aoyama Tessan rompe un piatto di nascosto e ordina alla giovane ragazza di mostrargli il servizio e viene accusata di averlo rotto lei. Per punizione viene gettata in un pozzo dove muore. Da allora, ogni notte, il fantasma di Okiku tormenta il samurai, portandolo sull'orlo della follia e così viene punito per la sua malvagità.

Il fantasma di Okiku - Katsushika Hokusai

Come per tutti gli yōkai anche gli yūrei sono suddivisi in varie tipologie:

• Jibakurei (自縛霊): spettro che infesta un particolare luogo, spesso di una persona morta suicida o con dei rimpianti.

• Hyōirei (憑依霊): spettro che si impossessa del corpo di un vivente.

• Onryō (怨霊): spirito vendicativo che torna a perseguitare chi lo ha maltrattato in vita.

• Ubume (産女): spirito di madre morte nel dare alla luce un figlio, o senza sapere cosa sia accaduto ad essi.

• Goryō (御霊): spirito di aristocratico morto per intrighi di palazzo o tradito dai propri servitori, che torna per vendetta.

• Funayūrei (船幽霊): spirito di marinaio morto in mare.

• Zashiki-warashi (座敷童): fantasma di bambino dispettoso

• Gaki (餓鬼): sono fantasmi di persone morte nella pratica ossessiva dei propri vizi, e che sono state condannate perciò ad una sete e fame insaziabili di particolari oggetti, generalmente ripugnanti e umilianti.

• Jikininki (食尸鬼): fantasma la cui condanna è quella di cibarsi di cadaveri.

• Ikiryō (生霊): una particolare forma di fantasma che si materializza quando la persona è ancora in vita; se questa infatti prova un forte desiderio di vendetta l'anima può separarsi in parte dal corpo e andare a perseguitare il nemico, oppure se è molto malata o in coma può manifestarsi accanto ai familiari.

• Fantasmi di samurai: veterani della guerra di Genpei morti in battaglia.

• Fantasmi seduttori: in taluni casi lo spettro di una donna o un uomo cerca di avere una storia d'amore con un vivente.

Esistono vari modi per liberarsi di queste entità secondo gli scritti giapponesi, ma il metodo più semplice è quello di soddisfare il suo desiderio, eliminando la sua ragione per restare in questo mondo; spesso significa trovare i suoi resti e dargli la dovuta sepoltura.


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